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Calcio
Ricordati di santificare le feste
I dieci comandamenti nel calcio - 3
di Mimmo Carratelli (da: Guerin Sportivo )
Ricordavamo bene di santificare le feste perché la festa era una sola, la domenica, in un’Italia laboriosa, impegnata a risollevarsi dal disastro della guerra. E fu la domenica del pallone la festa grande. Il calcio riunificò il Paese. Negli stadi risuonava un solo inno di felicità. Prima delle partite, gli altoparlanti diffondevano “Dove sta Zazà”, la marcetta allegra del 1944 di Cutolo e Cioffi.

Distillato in un solo giorno della settimana, domenica dopo domenica, appena il secondo tempo di una partita per radio con la voce di Nicolò Carosio, il calcio del dopoguerra santificava in pieno il vero dì di festa caricandolo di attese ed emozioni. Ed era un calcio puntuale, tutte le partite nello stesso giorno e alla stessa ora.

La novità furono i primi, timidi tornei internazionali. Le squadre partivano su bastimenti romantici e a bordo di aerei a tre motori per terre assai lontane. Non c’erano radiocronisti al seguito e se ne leggeva sui giornali.

Il Grande Torino partì per il Brasile nell’estate del 1948. La squadra più bella d’Italia andava a confrontarsi col celebre calcio bailado. Affrontò i giocolieri del San Paulo, del Corinthias, del Portuguesa, del Palmeiras. I giornali brasiliani dedicarono intere pagine al Torino con grandi fotografie dei voli di Bacigalupo, le immagini degli altri granata e la foto più grande dedicata a Valentino Mazzola. Non s’andava per soldi. Erano amichevoli di prestigio. Il calcio superava le frontiere, la festa s’allargava.

Il Torino fu anche la prima squadra italiana a partecipare a una coppa internazionale, la Coppa Latina nel 1949. Ma non c’era più la squadra che giocava come si gioca in paradiso. S’era schiantata contro la collina di Superga. In Spagna andarono i ragazzi granata e persero dallo Sporting Lisbona 1-3. La Coppa Latina si giocava fra le formazioni campioni di Spagna, Italia, Francia e Portogallo.

Questi erano i tempi. Molto campionato, non lunghissimo e ben calibrato, pochi incontri internazionali fra le formazioni di club, rare e attesissime le gare della nazionale. Il 24 giugno 1951 debuttò nella Coppa Latina il Milan di Gren, Nordahl e Liedholm. La vinse giocando a San Siro dove battè l’Atletico Madrid (4-1) e, in finale, il Lilla (5-0).

Poi fu la Juve a partire per il Brasile, nel luglio del 1951. Era la squadra di Giampiero Boniperti e degli Hansen. Fece un figurone in un torneo fra squadre campioni. La Juve battè la Stella Rossa (3-2), il Nizza (3-2) e travolse clamorosamente il Palmeiras (4-0). Giocò due volte con l’Austria Vienna prima pareggiando (3-3) e poi vincendo (3-1). In finale perse la prima gara col Palmeiras (0-1) e impattò la seconda (1-1). Boniperti andò in gol sei volte. Il piccolo Muccinelli, ala destra, mise a segno quattro centri.

La televisione di quei tempi era il “Calcio illustrato”, settimanale di grandi foto, fondatore nel 1931 e direttore Leone Boccali. Pubblicava un “filmino” di disegni delle azioni e dei gol delle partite. Era la famosa “disegnata” di Carmelo Silva, un maestro. Dal 1959, la radiocronaca del secondo tempo di una sola partita si arricchì dei collegamenti con gli altri campi. Fu una iniziativa di Guglielmo Moretti, Roberto Bortoluzzi e Sergio Zavoli. Radiocronista principe Enrico Ameri e, poi, le voci di Ciotti e Martellini.

Sempre la domenica, solo la domenica. Questo era il calcio d’una volta. Anche la nazionale giocava di domenica e si interrompeva il campionato. Fu a metà degli anni Cinquanta che le cose cominciarono a cambiare. Un Milan-Saarbrucken del 1955 in Coppa dei campioni si giocò a metà settimana. Fiorentina-Norrkoeping, debutto dei viola in Coppa dei campioni, fu giocata di mercoledì, il 21 novembre 1956. Anche la nazionale cominciò a giocare a metà settimana. Italia-Francia a Bologna, il 15 febbraio 1956, un mercoledì, aprì la serie degli intermezzi azzurri. E cominciarono le notturne: Italia-Argentina a Firenze alle 21,30 il 15 giugno 1961, giovedì.

La domenica cominciò a perdere l’esclusività del rito calcistico. Era il giorno tipico del calcio, il suo vero giorno di festa, e nel 1963 Rita Pavone cantò “la domenica mi lasci sempre sola per andare a vedere la partita di pallone”. Nel 1957, Mario Riva ci assicurò cantando che “domenica è sempre domenica”. Era la sigla del “Musichiere” firmata da Kramer, Garinei e Giovannini. C’erano le vallette, Lorella De Luca e Alessandra Panaro, e non ancora le veline. La sera del 3 gennaio 1954, alle 23,15, sull’unico canale Rai in bianco e nero, debuttò la “Domenica sportiva” col ciuffo biondo di Guido Oddo, venti minuti di filmati. Non potevamo credere ai nostri occhi. I gol entrarono direttamente nel tinello di casa.

Cominciava un’altra storia. E sulla domenica, sul finire del secolo, si accesero polemiche. La Chiesa chiese di anticipare al sabato le partite (giugno 1995) perché “la domenica deve essere santificata e dedicata a rinsaldare le famiglie”. L’arcivescovo di Firenze tuonò che bisognava “liberare la domenica dal pallone”. Un anticipo di serie B giocato il 14 aprile 1995, venerdì santo, e Italia-Moldova giocata a Trieste il 29 marzo 1997, sabato santo, accrebbero le proteste della Chiesa. L’Osservatore Romano scese in picchiata sul calcio “degli isterismi e delle polemiche, delle bestemmie e delle chiacchiere” annotando che “la sensibilità sembra non appartenere al mondo del calcio”. Ma Umberto Agnelli (9 febbraio 1996) propose addirittura un campionato europeo di club al sabato e il campionato italiano alla domenica. Prudentemente, Luciano Nizzola, presidente in pectore della Figc, suggerì di giocare al sabato e la Conferenza episcopale applaudì (dicembre 1996). Galliani giurò che “il sabato è stato sempre un mio cavallo di battaglia”. Poiché si continuava a giocare di domenica, il cardinale di Napoli Giordano (9 marzo 1997) proclamò che “il calcio è l’oppio dei popoli” e invocò “meno gol e più preghiere”. Ma papa Wojtyla, 7 luglio 1998, sollecitando i cattolici a tornare a messa la domenica, concesse che “non c’è nulla di male a dedicare parte del tempo al calcio che è una specie di sfogo settimanale”. Da ragazzo ci aveva giocato da portiere.

Le cose precipitarono. La domenica del calcio, vigorosamente sbrindellata ed essiccata, non fu più il centro di gravità permanente. I soldi della pay-tv ai club, autentica manna caduta dall’etere, sconvolsero il dì di festa. Il 29 aprile 1993 fu il giorno del primo posticipo alle 21. Era pur sempre domenica, ma sotto le stelle. Cominciò un altro calcio. Lazio-Foggia finì 0-0, niente gol, niente spettacolo, una vendetta della disfatta sacralità domenicale. Sul calcio rotolarono i 44 miliardi di lire di Telepiù (29 aprile 1993) che comprò i diritti per trasmettere le dirette di 28 partite di serie A e 32 di B anticipate, posticipate e frollate. Il campionato fu tirato come un elastico.

Fra campionato e coppe si gioca ormai dal lunedì alla domenica. Il calcio è finito sui telefonini, su Internet, sugli schermi al plasma a tutte le ore e in tutti i giorni. Il 9 gennaio 2000 si è osato il massimo per esigenze televisive e calendario ingolfato: Parma-Juventus venne fissata all’ora di pranzo al “Tardini”. Uno striscione di protesta: “Ore 13 la nostra pazienza contro la vostra prepotenza”. Un altro striscione: “No al calcio moderno”. Però stadio strapieno. Sconvolto il prepartita. Pranzo-colazione alle 9,30 per i calciatori. Nel Parma, Cannavaro si limitò al caffelatte e a un po’ di marmellata, Buffon e Crespo tirarono dritti sugli spaghetti al sugo. Più morigerata la Juve che consumò miele e fette biscottate, solo Del Piero volle gli spaghetti al pomodoro fresco. Questa la piccola cronaca di un rivolgimento.

La domenica del calcio semplice e ordinato è finita. Il diavolo ci ha messo la coda e la tv. Terzo comandamento: ricordati di santificare le feste. Non c’è più bisogno di ricordarselo aspettando il settimo giorno. Ogni giorno è buono, ogni giorno è festa. Gol a grappoli tutta la settimana. I comandamenti, ora, li detta Sky. Ciao, romantica domenica dei tempi andati. Nessuno sa più dove sta Zazà e dove va il pallone
13/7/2008
  
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